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Carissimo
Santino,
leggo la tue affermazioni pubblicate
dal quotidiano la Nuova Venezia (10 giugno 2008,
a pagina 23): “il Rom Spinelli è
contrario al villaggio, anche se fosse d’oro
sarebbe un ghetto”. Il tuo intervento mi
pare che evidenzi una scarsa conoscenza sulla
reale situazione delle quaranta famiglie di via
Vallenari. Da quaranta anni i Sinti veneziani
vivono su un terreno in condizioni igieniche sanitarie
inaccettabili. E chiedono una soluzione alla loro
situazione abitativa.
I Sinti, in questi anni, hanno
partecipato alla costruzione del progetto abitativo
che sta suscitando tante polemiche. I Sinti veneziani
sono essere umani dotati di coscienza e non burattini
autoconvinti. Essi possono autorappresentarsi
e decidere per se stessi. I Sinti veneziani sono
protagonisti pensanti del proprio futuro e non
necessitano di un portavoce non riconosciuto!
I Sinti sono consapevoli che i
“campi nomadi” sono luoghi di segregazione
e di esclusione sociale ma in via Vallenari, queste
persone, stanno aspettando da undici anni di poter
lavare in una doccia normale i loro figli. Mettersi
contro il progetto abitativo attuale significa
andare contro i Sinti e la loro volontà!
Il sogno di ogni Sinto, realizzato
da molti nel Nord e nel Centro Italia, è
quello di poter acquistare un piccolo appezzamento
di terra dove poter vivere con la propria famiglia
allargata ma è evidente che ai sogni bisogna
“mettere le gambe” e questo non si
fa in un momento. Ne sono ben consapevoli le stesse
famiglie sinte veneziane come hanno dichiarato
in diverse occasioni.
Santino, tu sei Rom e dovresti
sapere quanti sono stati i sacrifici fatti da
tantissime famiglie sinte per uscire dalla logica
ghettizzante dei “campi nomadi”. La
maggior parte di noi Sinti in questi anni ha comprato
con i propri sacrifici terreni privati nei quali
potersi insediare con le proprie famiglie.
Oggi ci sono sempre più
Sinti disperati e minacciati quotidianamente dai
comuni con ordinanze di sgombero ed espropri di
terreni, sostenere la soluzione abitativa dell’inserimento
in alloggi popolari, tesi da te sostenuta nel
intervista, vorrebbe dire distruggere il sogno
di ogni Sinto. Le tue dichiarazioni vanno contro
la volontà di molti Sinti e non fanno altro
che aggravare la già drammatica situazione.
Ti parlo da Sinto. Io vivo come
un soggetto attivo all’interno della società,
sono Consigliere Comunale da tre anni, vivo in
un mio terreno privato con mia moglie e i mie
figli, ho una ottima relazione sociale con i mie
vicini. Santino sono arrivato a tutto ciò
con molto sacrificio e tanto impegno e oggi posso
dire di avere realizzato il mio sogno che è
quello di tanti, tanti Sinti in Italia.
Quindi caro Santino prima di rilasciare
dichiarazioni generalizzanti dovresti confrontarti
e considerare la volontà i desideri dei
Sinti, perché le dichiarazioni che rilasci:
“i Sinti vanno iscritti nelle liste per
l’assegnazione delle case… Falso che
non possono vivere in appartamenti, pura autoconvinzione
dei Rom: possono viverci benissimo senza perdere
la loro cultura, altrimenti si ghettizzano”
possono essere molto pericolose perché
alimentano le convinzioni dei Sindaci che la soluzione
dell’appartamento sia l’unica valida
e possibile.
Se le tue dichiarazioni venissero
prese in considerazione dal Sindaco di Mantova
che fine faranno i miei sacrifici? E i sacrifici
di migliaia di famiglie sinte ma anche Rom che
sono riuscite ad esaudire il proprio sogno?
Cosa aspirano le famiglie sinte
oggi in Italia?
La risposta a questa domanda non
potrà mai venire dalle generalizzazioni
di un singolo individuo, ma potrà realizzarsi
solo con la partecipazione dei diretti interessati,
quindi prima di farti invitare da Cacciari dovresti
attendere l’invito dei Sinti al fine di
condividere con loro desideri e aspirazioni.
Cordialmente,
Yuri
Del Bar
(Sinto
italiano e Consigliere Comunale a Mantova) |