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Materiali
Leggi
la
lettera di Yuri del Bar a Santino
Spinelli sul campo di Venezia.
Bensoussan,
G. (2002) L’eredità di Auschwitz:
come ricordare? Torino, Einaudi.
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Al
lupo! Al lupo!
Noemi e gli 'zingari'
di Nando Sigona
Se per caso il “caso Noemi” vi avesse
fatto dimenticare che in Italia ci sono ben altri
problemi, il ministro degli Interni ci ricorda
che l’emergenza campi nomadi non è
finita...anzi. Rispondendo all’invito (o
ordine?) del Presidente del Consiglio perchè
ministri e alleati venissero in suo soccorso,
il coscienzioso Maroni (ma si veda anche Sgarbi,
Santacche', Briatore) ha buttato giù una
proroga ai decreti “emergenza campi nomadi”
dello scorso 30 Maggio 2008, subita firmata da
Berlusconi.
Ma
non bastava una semplice proroga. Il ministro
ci fa sapere che non solo c’è ancora
un’emergenza, ma anzi la situazione è
anche peggiorata, altro che crisi economica globale.
Altre città ora sono sotto assedio da parte
dei "nomadi".. Infatti, con la nomina
dei prefetti di Venezia e Torino a commissari
straordinari, il ministro Maroni dichiara l’emergenza
anche in Veneto e Piemonte. Questa mossa, oltre
ad essere un tentativo per distogliere l’attenzione
da un governo in serio affanno a causa dello stillicidio
di notizie sui festini, certo innocui e non piccanti,
del Presidente del Consiglio - a proposito ma
se si tratta della vita privata di Silvio Berlusconi
come mai veline, starlette, meteorine etc etc
viaggiano sugli aerei dell’aeronatica militare
(a spese del contribuente)? – ha anche un
altro scopo. Non e' un caso che siano due citta'
governate (ma ancora per quanto?) dal centro sinistra
ad essere state selezionate.
Qualcuno
si ricorderà il teatrino messo su dai leghisti
veneziani contro il progetto del comune di Venezia
di costruire un nuovo insediamento per i sinti
e rom italiani di via Vallenari, poche decine
di famiglie che vivono da anni in un campo abbandonato
a se stesso dall’amministrazione, sempre
in attesa di essere rinnovato. L’intervento
del comune di Venezia non era quindi solo giusto,
ma doveroso. I leghisti, invece, hanno visto nella
cosa un’opportunità per aprire un
nuovo fronte ed esportare in nuovi territori,
dove la conflittualità sulla questione
rom è relativamente bassa, quello che è
diventato un cavallo di battaglia della campagna
elettorale permanente della maggioranza al governo:
la caccia agli zingari. La
campagna dei leghisti veneziani è stata
una specie di prova generale a cui il sindaco
Cacciari si è giustamente opposto, ora
però Maroni ha mandato i rinforzi, staremo
a vedere.
C’e’
una maggioranza che grida “al lupo, al lupo”,
e lo fa tutti i giorni, attraverso tutti i mezzi
di comunicazione a sua disposizione. C’è
una maggiornza che dice che i “nomadi’
invadono il paese e fa schedare tutti i residenti
dei campi. Una maggiornza che poi scopre che invece
di decine di migliaia di “nomadi”
(qualcuno aveva parlato addirittura di centinaia
di migliaia) nei campi di Lombardia, Lazio e Campania
ci vivono non più dodicimila persone. Una
maggioranza che a questo punto invece di ammettere
di aver creato un mostro dal nulla, o se un outing
è chiedere troppo, almeno una silenziosa
e discreta ritirata, rilancia, ancora una volta,
per l’ennesima volta, dicendo che il risultati
del censimento sono invece una prova dell’efficacia
della politica di deterrenza messa in atto dal
governo. Di nuovo, il coro dei mezzi di comunicazione
servi del padrone fa da cassa di risonanza a delle
argomentazioni che sarebbero risibili in qualsiasi
altro paese dell’Ue. Purtroppo la ripetizione
di questi messaggi può dare assuefazione
e produrre effetti di verità. I leghisti
ci provano da un paio di decenni con la Padania
e questo territorio mitico che allora sembrava
una barzelletta piano piano pare si stia materializzando.
Come dice lo storico francese Bensoussan: “l’assuefazione
gioca un ruolo decisivo in qualsiasi politica
di emarginazione. Essendo sempre graduali e diluite
in transizioni impercettibili, le misure di esclusione
vengono rese accettabili. Ma prese tutte insieme
conducono all’orrore. Le menti si abituano
progressivamente ad un rifiuto che si trasforma
presto in una norma sociale. Tutto diventa una
questione di tempo e di vocabolario”. Questa
maggioranza pare che abbia imparato questa lezione.
E Il silenzio intorno al nuovo decreto "emergenza"
ne e' una conferma.
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