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Ascolta
l'intervento della sottosegretaria Crisitna
De Luca e di Nicola
Solimano della Fondazione Michelucci
:Cittadinanze
Imperfette. Rapporto sulla discriminazione razziale
di rom e sinti in Italia, a cura di Nando Sigona
e Lorenzo Monasta, Spartaco,
2006

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DIRITTI,
LOTTA ALLA DISCRIMINAZIONE E SUPERAMENTO DEI CAMPI
NOMADI
di Nando Sigona, osservAzione
Al
meeting antirazzista dell'Arci (Cecina, 8-15 luglio)
quest'anno c'era un clima diverso dagli anni passati.
Il successo elettorale di Prodi e compagni (colleghi
e amici) ha ovviamente aperto nuove possibilità
e spazi di intervento per un'organizzazione come
l'Arci. Il meeting è stato quindi l'occasione
per fare conoscenza con alcuni dei nuovi interlocutori
al governo (con una discreta rappresentanza di
ministri e sottosegretari), per testarne capacità,
disponibilità e volontà politica, ma anche per
lanciare proposte concrete sui temi storicamente
cari all'organizzazione.
Anche
quest'anno si è parlato di rom e sinti con un'intera
giornata (12 luglio) dedicata ad affrontare il
tema: ad un incontro mattutino aperto e ricco
di interventi da varie parti d'Italia con il prezioso
contributo di alcuni rom presenti, ha fatto seguito
una tavola rotonda a cui hanno partecipato Cristina
De Luca (Margherita), sottosegretaria del ministero
alla solidarietà sociale, Gianni Salvadori, assessore
alle politiche sociali della Regione Toscana,
Lucia de Siervo, assessore all'immigrazione del
comune di Firenze, Demir Mustafà dell'associazione
Amalipè Romanó e il sottoscritto per OsservAzione
- Centro di Ricerca Azione contro la Discriminazione
di Rom e Sinti.
Al
centro di entrambi gli incontri c'era il tema
dell'abitare, in particolare "il superamento della
logica dei campi nomadi", uno slogan che negli
ultimi anni si è affermato nel mondo delle associazioni
ma che fatica a trovare concreta attuazione. D'altro
canto, va notato che l'espressione finisce con
essere tanto vaga da prestarsi talvolta a facili
manipolazioni da parte della destra, che fa dell'eliminazione
tout court dei "campi nomadi" uno dei suoi cavalli
di battaglia nelle campagne elettorali per le
elezioni amministrative, quanto di un certo centrosinistra
che vede in termini come "logica" e "superamento"'
un'autorizzazione implicita ad infiniti rinvii
e non una concreta direzione di intervento. E
non sempre le associazioni che si occupano di
rom e sinti e che collaborano che queste amministrazioni
riescono (o volendo essere un po' cinici, vogliono)
a spingere verso un superamento reale dei campi.
Superamento
verso dove? La domanda è lecita, troppo spesso
si immergono in un unico calderone gruppi e comunità
molto diverse tra loro. Mentre per la maggior
parte dei rom superare i campi dovrebbe significare
promuovere attivamente l'inserimento abitativo
nell'edilizia pubblica e privata, per molte famiglie
sinte, superare i "campi nomadi" dovrebbe significare
creazione di microaree attrezzate e flessibili
dove sostare con la propria roulotte o casa mobile
o la conversione di aree private agricole in terreni
per servizi dove sostare senza la continua minaccia
degli uffici urbanistici e delle ruspe. Può lo
slogan "superare la logica dei campi" includere
situazioni tanto diverse? La risposta è: forse.
A patto che a questa frase si accompagnino azioni
concrete centrate sulla partecipazione reale ed
effettiva delle comunità, gruppi, famiglie interessate.
Solo così, l'astrattezza di questa espressione
può trovare una sua dimensione reale, ancorandola
ai bisogni e alle esigenze di rom e sinti.
Ma,
ha ricordato Nicola Solimano (Fondazione Michelucci),
bisogna tenere conto anche del fatto che oggi
l'emergenza abitativa in Italia non sono più solo
i campi nomadi. Baraccopoli, spazi occupati, insediamenti
improvvisati appaiono e scompaiono da un giorno
all'altro, alcuni si radicano, altri si spostano,
altri si espandono. Si tratta di una nuova realtà
di cui il rapporto di UN-Habitat (2003) - The
challenge of slums - ha rivelato la portata: 54
milioni di persone in Europa vivono in insediamenti
precari e con standard abitativi insufficienti.
È una realtà in crescita, acuita, dice UN-Habitat,
dal forte ridimensionamento dello Stato voluto
dalla dottrina neoliberale e che la mobilità interna
nell'Unione Europea allargata potrà ulteriormente
incentivare. È necessario allora ripensare le
politiche sociali e abitative tenendo conto di
questa realtà, riconoscendo al contempo la specificità
dei gruppi e dei contesti e la portata globale
dei fenomeni che si vanno ad affrontare. D'altra
parte, è stato sottolineato all'ncontro, nei campi
nomadi, nei centri di accoglienza, nei campi profughi
c'è uno spaccato del mondo e dei suoi conflitti,
cui i paesi occidentali non possono certo ritenersi
estranei.
Nel
suo intervento la sottosegretaria Cristina De
Luca ha affermato che il Governo si impegna intraprendere
tre iniziative specifiche per affrontare la situazione
di rom e sinti:
- la
costituzione di un osservatorio permanente sulle
condizioni di rom e sinti in Italia (in realtà
nell'intervento pubblico la sottosegretaria
non ha citato l'osservatorio, che ha fatto la
sua comparsa invece nel comunicato stampa post-incontro);
-
l'insediamento di un tavolo di coordinamento
tra enti locali e organizzazioni della società
civile per il superamento dei campi nomadi;
- una
mappatura delle buone pratiche di intervento
da parte di enti locali e organizzazioni.
Per
quanto si tratti di segnali importanti, è evidente
che mancano ancora loro, rom e sinti, e che l'attenzione
è tutta alle organizzazioni della società civile,
possibili bacini elettorali. Manca la volontà
di elaborare una strategia nazionale, un piano
d'azione che coordini e monitori gli interventi
locali, come invece ci viene richiesto dall'Europa.
Nella
giornata successiva, dedicata alla lotta alla
discriminazione, i rom sono spariti, nonostante
siano, lo mostra il nostro rapporto "Cittadinanze
imperfette" (Edizioni Spartaco) e la recente condanna
del Consiglio d'Europa, tra i gruppi più discriminati
in Italia, insieme agli immigrati musulmani.
Questa
assenza rivela un'attitudine di fondo ben radicata
in Italia che considera le questioni relative
a rom e sinti come un caso a parte. E dire che
tra i partecipanti al dibattito sulla discriminazione
c'era anche l'UNAR che ha, tra i suoi assi di
intervento prioritari, la lotta alla discriminazione
razziale contro rom e sinti.
Questa
assenza ci rinforza nella convinzione che per
incidere realmente sulle attuali condizioni di
vita di rom e sinti in Italia sia fondamentale
mettere al centro la questione dei diritti e della
lotta alla discriminazione. Le due cose vanno
di pari passo. Non si può contrastare la discriminazione
senza un riconoscimento sostanziale di rom e sinti
in quanto portatori di diritti.
Dare
centralità ai diritti è anche un antidoto contro
il mercato della politica, degli interessi di
bottega, partito, associazione, alla concertazione,
in cui rom e sinti hanno raramente la parola,
schiacciati in meccanismi e logiche in cui è difficile
inserirsi.
Mettere
al centro i diritti significa, infine, ridare
senso alla battaglia per una giustizia sociale,
che non sia un'etichetta vaga, aperta a mille
negoziati - ai quali spesso proprio le vittime
non sono invitate, ma di una giustizia strictu
sensu, ancorata nei principi e nelle norme dell'ordinamento
giuridico e che sia valida per tutti, rom e sinti
compresi.
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