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| Dijana
Pavlovic è una romnì serba nata a Vrnjacka
Banja nel 1976. Dopo aver studiato all'Accademia
di Arte Drammatica di Belgrado, nel 1999 si
è trasferita in Italia dove lavora come attrice
e mediatrice culturale. Alle ultime elezioni
amministrative a Milano è stata candidata
nella lista di Dario Fo senza essere eletta. |
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info:
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Sito
personale di Dijana Pavlovic
> Intervista
a tutto tondo su Mahalla |
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In
Italia si parla spesso di 'problema nomadi', secondo
te a cosa si riferiscono?
Se ne parla spesso al livello locale (comuni e
province) e raramente al livello di stato. O dietro
le tragedie come roghi e sgomberi, oppure dietro
i fatti di cronaca come casi di pedofilia e di
micro criminalità. Sempre attraverso un'ottica
di emergenza umanitaria, di sicurezza e di ordine
pubblico. Si usano al livello mediatico, secondo
me appositamente, due parole che mettono paura
e suscitano la diffidenza da parte dei cittadini
( appunto "problema nomadi"). E' ovvio dal modo
in cui e ne parla, che si riferiscono sempre allo
stesso luogo comune: zingari e per ciò ladri,
non lavoratori, quelli che non rispettano le leggi
ecc. Il motivo, secondo me è sempre quel vecchio
giochino, banale e scontato, però sempre funzionante:
creare paura per poter controllare e strumentalizzare
per scopi politici. Perché la gente ci crede?
Per proteggere e recintare il suo piccolo benessere,
per non dover mettere in discussione l'unico modello
di vita che conosce, ma questo argomento merita
un approfondimento per cui qui non c'è spazio,
e forse è anche superfluo, visto che ci sono tanti
saggi e libri di sociologia che ne parlano.
Come
vedi le attuali aperture del governo verso rom
e sinti?
In modo positivo. Secondo me è il momento per
noi di creare un dialogo, pretendendo una risposta
approfondita e seria, che possa dare le soluzioni
alle nostre esigenze vere e reali, senza più luoghi
comuni e strumentalizzazioni.
Quali
sono le priorità su cui intervenire?
Tutte le questioni legate al popolo romanò sono
priorità. Una richiesta e una risposta seria dovrebbero
accomunare tutti gli strati di questo complesso
argomento. Certo, affrontare le emergenze umanitarie
senza più assistenzialismo e carità, ma con argomenti
concreti come lavoro, abitabilità, sanità, scolarizzazione
è fondamentale. Ma questo ha meno senso e efficacia
se non si combattono il razzismo e i luoghi comuni.
Come? Creando occasioni per promuovere la nostra
cultura e il nostro modo di vivere, riconoscendo
lo status di minoranza linguistica, proponendo
l'immagine dei Rom e dei Sinti anche in modo positivo.
Si deve riconoscere ufficialmente il diritto di
vivere non solo secondo un unico modello di vita.
Come
si può promuovere la partecipazione di rom e sinti
in questi processi?
Le associazioni, pur con le difficoltà che conosciamo,
potrebbero dare spazio alle iniziative dei Rom
e Sinti, riservando loro il ruolo di protagonista
nelle cause che gli riguardano, come del resto
è avvenuto a Mantova. La politica potrebbe superare
la logica della mascotte, e candidare i Rom e
Sinti investendo seriamente sulle loro candidature
.
Alle
ultime elezioni amministrative a Milano non sei
stata eletta, stai continuando la tua attivita'
politica?
Certo. Penso che la vera possibilità di cambiare
qualcosa sta nella partecipazione politica. A
Milano c'è una situazione drammatica, legata in
particolare ai Rom rumeni. Contro "il patto di
legalità e di socialità" abbiamo promosso un appello
al quale hanno aderito tantissime persone e associazioni,
e stiamo lavorando a una serie di iniziative.
La mia candidatura non è stata una questione di
immagine. La mia lista, candidandomi si è assunta
la responsabilità di portare avanti questo argomento
e lo sta facendo con impegno e serietà.
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