 |
| Eva
Rizzin ha conseguito il dottorato di ricerca
in geopolitica e geostrategia presso l'Universita'
di Trieste nel 2007. Appartenente alla minoranze
sinta, e' attiva nella lotta per il diritti
di sinti e rom in Italia ed e' anche tra i
fondatori di osservAzione. |

Eva
Rizzin (destra) con Miranda Vuolasranta
al Parlamento Europeo |
"Io
ho scelto l’attivismo nella speranza
di poter dare un contributo positivo alla
società, cercando di abbattere gli
stereotipi esistenti attraverso la conoscenza
e il dialogo"
|
| Altre
interviste: |
| >
Dijana Pavlovic |
|
Per
il tuo dottorato hai studiato l'antiziganismo
nell'Europa allargata, si tratta di un fenomeno
diffuso?
L’Europa
dei “ventisette”, da est ad ovest,
da nord a sud oggi risulta essere attraversata
da violenze e da discriminazioni contro le minoranze.
Le recentissime ricerche condotte da vari Istituti
europei come l’Eumc, l’ECRI dimostrano
che i rom costituiscono una minoranza fortemente
discriminata. L’EUMC li descrive come il
gruppo più vulnerabile, maggiormente deprivato
dei propri diritti umani ed esposto al razzismo
nell’Unione europea.
Ma nonostante esistano ricerche e rapporti che
rivelano l’esistenza della discriminazione,
i fenomeni di violenza contro i rom aumentano
sempre più, fenomeni questi che dimostrano
che l’antiziganismo esiste e si sta sviluppando
sempre di più in tutta l’Europa,
Italia compresa.
In Italia tale fenomeno rimane inosservato perché
purtroppo spesso il pregiudizio nei confronti
dei rom viene considerato normalità come
abbiamo dimostrato in Cittadinanze Imperfette.
L’antiziganismo è un comportamento
sociale che oggi persiste anche nel nostro paese;
persiste nei pensieri, nei sentimenti e nei comportamenti
di molte persone e istituzioni. E’ un sentimento
pericoloso che alimenta il vortice di discriminazione
nel quale i rom e i sinti sono colti, una discriminazione
che di fatto però rimane completamente
ignorata.
Radicato nella storia, alimentato dai mass media
e molte volte anche da partiti politici, largamente
sottovalutato dagli esperti, il sentimento anti-rom
oggi in Europa si presenta a livelli drammatici.
Come
si colloca l'Italia?
Il
nostro paese non si sottrae agli atteggiamenti
discriminatori. Gli stessi campi nomadi sono un
esempio evidente della segregazione razziale che
esiste in Italia: spazi dove i diritti non esistono,
spazi che somigliano a delle riserve indiane,
spazi che favoriscono l’esclusione sociale
e ostacolano qualsiasi possibilità di interazione
sociale, spazi che condannano le minoranze rom
e sinte all’annientamento culturale.
Nonostante il riconoscimento dei diritti delle
comunità rom e sinte sia diventato un importantissimo
tema europeo, sta di fatto che a livello nazionale
la legge 482/99 sui diritti delle minoranze linguistiche
presenti nel territorio italiano, ha volutamente
escluso il ròmanes dal dettato delle minoranze
linguistiche.
I rom e i sinti sono stati esclusi dai vantaggi
di tale legge, per il fatto di non essere legati
a un territorio determinato.
Una legge la 482/99 che disattende norme, principi
ed impegni internazionali in particolare la carta
europea delle lingue regionali minoritarie (in
vigore dal 1 marzo 1998) che prevede esplicitamente
norme (punto C)«anche per le lingue sprovviste
di territorio come l'yiddish e il (ròmanes)
».
La decisione di escludere il romanes fra il dettato
delle lingue minoritarie è stato un atto
gravissimo è sottolinea palesemente la
discriminazione di una popolazione che già
in quel tempo era fortemente emarginata.
Quali
sono le priorità su cui bisogna intervenire?
A chi spetta prendere l'iniziativa?
La
prima priorità è includere il ròmanes
nell’elenco delle minoranze linguistiche
storiche indicate nella legge 482.
Ritengo che sia necessario adottare azioni che
siano in grado di combattere i drammatici livelli
di discriminazione che colpiscono l’Europa
e in particolare anche l’Italia.
Le istituzioni nazionali ed europee dovrebbero
applicare la legislazione esistente che vieta
le discriminazioni razziali e promuovere una forte
cultura antidiscriminatoria e delle pari opportunità.
Bisognerebbe sensibilizzare maggiormente l’opinione
pubblica sulla situazione dei rom e sulla discriminazione
da essi subita, cercando di coinvolgere il grande
pubblico in un dibattito aperto sul significato
della diversità come fonte di vitalità
socioeconomica che dovrebbe essere sfruttata,
valorizzata e goduta in quanto elemento che arricchisce
il tessuto sociale e componente importante del
benessere economico.
Anche se l’Unione Europea possiede uno dei
quadri legislativi in materia più avanzati
al mondo, lo stato di protezione delle minoranze
è ancora molto debole.
Apparentemente i cittadini europei conoscono poco
i diritti e i doveri che derivano da tali disposizioni,
ossia che tutti, indipendentemente dalle origini
etniche, dalla religione, dalle convinzioni personali,
da eventuali handicap, dall'età e dagli
orientamenti sessuali, hanno diritto ad essere
trattati allo stesso modo.
E’ necessario a mio avviso informare meglio
i rom e i sinti della protezione giudica esistente
e dei mezzi disponibili per combattere la discriminazione.
È necessario promuovere l'incremento della
partecipazione dei rom e dei sinti a tutti i settori
e a tutti i livelli della società,
Una politica che favorisce le pari opportunità,
infatti, non riguarda solamente l'eliminazione
delle discriminazioni, ma anche la promozione
di una partecipazione piena per tutti.
Cosa si puo' fare per favorire la partecipazione
di rom e sinti?
Anche
se oggi vi è in atto un notevole processo
politico adottato dalle Istituzione Europee nei
confronti dei rom, la debolezza sta nel fatto
che la maggior parte delle decisioni adottate
non prendono purtroppo in considerazione la partecipazione
politica attiva dei diretti interessati nelle
politiche che li riguardano.
L’assenza endemica dei rom coinvolti nelle
attività delle organizzazioni internazionali
e nazionali che si occupano dei rom stessi è
notevole.
Sarà difficile poter parlare di un futuro
costruttivo dei rom se non si è in grado
di promuovere il pieno coinvolgimento dei rom
e sinti come soggetti attivi e partecipi delle
politiche che riguardano la loro esistenza. E’
necessario adottare un approccio che sia in grado
di consentire ai rom e ai sinti di divenire promotori
della propria autonomia sociale e culturale.
Vi è la necessita di garantire l’effettiva
partecipazione dei rom alla vita politica, soprattutto
per quanto riguarda le decisioni che interessano
la vita e il benessere delle loro comunità.
I partiti politici, sia a livello nazionale che
europeo, dovrebbero riformare le proprie strutture
e procedure interne al fine di rimuovere ogni
ostacolo diretto o indiretto alla partecipazione
dei rom e ad incorporare nella propria agenda
politica e sociale programmi specifici finalizzati
alla loro piena interazione.
Un compito sicuramente complesso che richiederà
di intraprendere azioni coordinate in vari settori,
in particolare in quelli di istruzione, dell’occupazione,
delle abitazioni e dei servizi sociali.
Un modo importante per cambiare l’immagine
che si ha dei rom, a mio avviso , è quello
di coinvolgere maggiormente i rom stessi, sia
nella politica che nei media.
I media sono un altro settore in cui una maggiore
presenza dei rom è cruciale. C’è
una specie di isterismo dei media nei confronti
dei rom, spesso dipinti, in modo erroneo ed inaccettabile,
come una minaccia alla sicurezza nazionale.
.
Una figura come la tua e' piuttosto rara
in Italia, che tipo di contributo ti senti di
dare per migliorare le condizioni di rom e sinti?
E’
risaputo che il pregiudizio parte dalla non conoscenza
quindi penso che il primo contributo che posso
dare è quello di far conoscere all’opinione
pubblica che si puo’ essere sinti o rom,
essere fieri delle proprie radici etniche e poter
comunque essere dei soggetti attivi e partecipi
della nostra societa’.
Combattere l’esclusione sociale e i pregiudizi
richiede uno sforzo ampio di collaborazione fra
autorità pubbliche, partner impegnati nella
difesa dei diritti umani, organizzazioni non governative
e società
La collaborazione è essenziale nella concretizzazione
delle politiche che possono o non possono realizzare
a favore dei rom e dei sinti.
La costituzione recente del Comitato Rom e
Sinti Insieme può essere un ottimo
trampolino di lancio.
Ogni individuo rom o sinto ha la possibilità
di fare una reale scelta etica.
Io ho scelto l’attivismo nella speranza
di poter dare un contributo positivo alla società,
cercando di abbattere gli stereotipi esistenti
attraverso la conoscenza e il dialogo.
|