I diritti di chi ? Aurelia Lacatus e i fantasmi dell'Italia

Alessandro Simoni

L'Italia è - si sa - una culla del pensiero giuridico, e d'altronde è stata insieme alla Francia uno dei modelli a cui si è spesso ispirato, ad esempio, il diritto romeno. Ma nessun sistema di diritto è perfetto, e possono verificarsi situazioni in cui uno stato non rispetta alcune delle proprie regole di base. Sin qui niente di strano, anche perché i diritti moderni contengono strumenti che dovrebbero servire proprio a correggere gli errori, o almeno a renderli non definitivi. Può verificarsi, tuttavia, che uno stato tenda a non rispettare le proprie regole con maggiore frequenza quando si trova a che fare con particolari gruppi di persone, divenute per qualche ragione temporaneamente sgradite a una parte della popolazione o della classe politica. Verso queste persone il diritto "vero" è mantenuto dormiente, e sostituito con l'opinione del funzionario di turno. A vicende di questo tipo è sempre bene prestare attenzione, anche perché tendono a verificarsi lontano dalla luce dei riflettori, magari nella pratica minuta di uffici di polizia periferici. Un esempio interessante è l'incontro/scontro con l'amministrazione italiana della cittadina romena Aurelia Lacatus, come lo leggiamo nell'ordine di allontanamento dal territorio nazionale emesso qualche settimana fa nei suoi confronti dal prefetto di Cosenza. Non è stata l'unica vicenda di questo tipo a Cosenza e la signora Lacatus è probabilmente in buona compagnia. Ma abbiamo visto solo il documento emesso nei suoi confronti, e lo discuteremo quindi fingendo che sia un caso unico, così facendo considerandola - a differenza della polizia - come una persona, e non un membro indistinto di una comunità sospetta. Come tutti sanno, le possibilità di espellere un cittadino dell'Unione Europea sono limitatissime. Occorre che ricorrano condizioni molto particolari, che non vale qui la pena di ricordare, un pò per non scivolare in cose tecniche, e un pò perché non aiutano a comprendere lo strano diritto che sembra valere a Cosenza. "Quello che non è negli atti non è nel mondo" dice un'antica massima. Giocando quindi a fare il giurista che "vede solo le carte" vediamo cosa ci dice l'ordine di allontanamento emesso verso Aurelia Lacatus (forse una rom, ma "le carte" non ce lo dicono, e non vogliamo certo pensare che questo possa essere stato decisivo). Non ci viene detto che ha commesso reati o che ha fatto qualcosa di pericoloso. Ci viene solo detto che che non sa quando è entrata in Italia, "non è in grado di dimostrare mezzi leciti di sostentamento" e " vive nel territorio italiano senza alcuna dimora effettiva". Stop. Alla prefettura di Cosenza questo però basta per passare al ragionamento, diciamo così, "giuridico". Per la prefettura non avere casa è incompatibile con la "civile convivenza". Da qui l'ordine di tornare in patria. Il redattore della decisione giunge però all'apice della propria capacità argomentativa quando identifica quale diritto altrui sia minacciato dalla dura vita di Aurelia Lacatus. Vivere senza casa sarebbe per la prefettura di Cosenza una lesione dei "diritti fondamentali", ma paradossalmente non di chi dorma all'aperto o in una baracca, ma degli altri. Con un geniale ribaltamento del senso comune si abbozza così un nuovo "diritto fondamentale" (magari, a qualcuno piacerà, e potremmo ritrovarlo in una futura costituzione) a non avere accanto poveri e senza tetto. Naturalmente, queste righe hanno solo funzione di cronaca. Siamo ottimisti. I cittadini romeni, e italiani, possono certo stare tranquilli. Quella messo in moto contro Aurelia Lacatus non è la giustizia italiana, che è una cosa (per ora) ancora seria, ma un cortocircuito del diritto causato dal vecchio fantasma dei "vagabondi romeni", che tutti speravamo avesse cessato di disturbare i sonni degli italiani, e di distrarli da altri problemi più importanti. La disavventura di Aurelia Lacatus ci rivela che il fantasma circola ancora. Ma siamo sicuri che in Italia qualcuno se ne è già accorto, e ha chiamato un buon ghostbuster, mandandolo in giro nelle prefetture con abbondante aglio, e qualche copia della costituzione. Però, visto che i fantasmi sono esseri infidi, e il loro agitar di catene potrebbe non essere udito nei palazzi romani, forse sarebbe meglio verificare. Così, solo per prudenza.


Alessandro Simoni Professore di diritto comparato nell'Università di Firenze

 
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