|
LInk
al rapporto
di ERRC, COHRE, OsservAzione e Sucar Drom
Cittadinanze
Imperfette. Rapporto sulla discriminazione
razziale di rom e sinti in Italia, a cura di Nando
Sigona e Lorenzo Monasta, Spartaco,
2006

|
Rom
e sinti? Tutto bene. La verità del governo
all'ONU.
Nel dossier inviato al comitato per le discriminazioni
razziali, le due popolazioni appaiono integrate
e tutelate come tutti gli altri cittadini. Ma
le associazioni lo smontano.
di
Laura Eduati
Liberazione, 22 Febbraio 2008
Rom e sinti? Tutto bene, grazie. Incredibilmente,
questo è quello che scrive il governo italiano
al comitato Onu per l'eliminazione delle discriminazioni
razziali (Cerd) che ieri ha finito di esaminare
il dossier Italia.
Nella parte riguardante i rom, infatti, viene
costantemente minimizzata la sostanziale segregazione
razziale di una popolazione rinchiusa nei campi
nomadi, chiamati così perché si
presume che la caratteristica principale degli
"zingari" sia il nomadismo. L'esclusione
dei rom dai diritti più elementari come
l'istruzione, l'alloggio, la sanità e il
lavoro viene semplicemente rovesciata dalle autorità
italiane, che al Cerd assicurano: «La popolazione
rom non può essere considerata un gruppo
praticamente segregato dal resto della popolazione,
poiché la legislazione italiana prevede
misure specifiche in loro favore come l'iscrizione
all'anagrafe, libertà di movimento, permessi
di lavoro e istruzione». Ai rom, continua
il dossier, non è stato accordato lo status
di minoranza linguistica in quanto si preferisce
attendere una legge ad hoc (che i rom rifiutano
violentemente perché razzista, ndr) mirata
a quei rom che vivono stabilmente in Italia, mentre
a quelli che sono immigrati da Paesi extracomunitari
(«caratterizzati in ogni caso dal nomadismo»,
sottolineano gli autori del rapporto) verrà
applicata la legge sull'immigrazione, e cioè
espulsione in mancanza di un contratto di lavoro.
Probabilmente per dimostrare la particolare attenzione
dell'Italia verso l'integrazione dei rom, il riassunto
inviato al Cerd dal governo cita le legge regionali
«a protezione delle culture nomadi»
varate a cavallo degli anni '80 e '90 che sancirono
la costruzione dei campi nomadi. In realtà,
in questo modo la segregazione razziale fu ufficializzata.
A contraddire su tutti i punti il rapporto italiano
interviene un lungo documento compilato dal Centro
europeo per i diritti dei rom (Errc), dall'Associazione
per il diritto alla casa e contro gli sgomberi
(Cohre) e dalle italiane OsservAzione e Sucar
Drom; un testo inviato a metà gennaio al
Cerd per controbilanciare quello del governo italiano.
«Le autorità hanno segregato e continuano
a segregare i rom» scrivono le ong che puntano
il dito contro governo e media che negli ultimi
anni hanno favorito una «degradazione delle
relazioni razziali» culminata nel 2007 con
i Patti per la sicurezza firmati in 14 città
metropolitane e il decreto espulsioni dopo l'omicidio
di Giovanna Reggiani. Il presupposto e la conseguenza
dell'ossessione sicurezza, dicono le ong, è
stata la criminalizzazione a mezzo stampa dei
rumeni e dei rom, ritenuti responsabili da politici
e giornalisti della microcriminalità urbana.
In questo modo lo smantellamento delle baraccopoli
e le migliaia di rom e rumeni rimasti senza un
tetto - bambini inclusi - hanno trovato una giustificazione
agli occhi dell'opinione pubblica.
Un esempio su tutti, il commento dell'allora prefetto
romano Achille Serra, che durante una visita ad
un campo nomadi di Roma commentava: «Alle
dieci del mattino ho visto bambini, sporchi, che
giocavano a palla. Le donne non c'erano perché
forse sono nella metro a rubare borse e gli uomini
stanno dormendo perché forse hanno lavorato
tutta la notte rapinando appartamenti».
Si tratta di razzismo istituzionale, se anche
il presidente dell'Istituto case popolari di Bolzano
dichiara che «la tendenza è quella
di concentrare rom e sinti nello stesso edificio
perché così è più
facile controllarli».
Il rapporto di Errc, Cohre, OsservAzione e Sucar
Drom esprime una seria preoccupazione, già
esplicitata durante il convegno sulle popolazioni
rom organizzato alcune settimane fa dal ministero
dell'Interno e della Solidarietà Sociale,
per il «fallimento da parte del governo
italiano di riconoscere a Rom e Sinti lo status
di minoranza» e per le limitazioni al diritto
di libera circolazione dei membri della comunità,
esplicitate spesso da cartelli posti ai confini
delle città che vietano la sosta alle roulotte.
Una legge regionale del Veneto presentata nel
2007, e mai passata, suggeriva persino di stabilire
una quota percentuale di rom "sopportabile".
Risulta poi particolarmente perversa la parte
del dossier compilato dal governo italiano nel
punto in cui stima "alta" la frequenza
nelle scuole da parte dei ragazzi rom: «Nell'anno
scolastico 2003-2004 un alto numero di studenti
rom ha frequentato la scuola: 1465 all'asilo,
5175 nelle scuole elementari, 2591 alle medie
e 84 alle superiori». Poiché si stima
che in Italia vivano almeno 150mila rom, la maggior
parte dei quali minori di età, è
facile capire come il diritto all'istruzione dei
bambini rom sia continuamente disatteso. In nessun
luogo del documento viene poi chiarito che la
maggior parte dei rom in Italia possiede la cittadinanza
italiana e che dunque dovrebbe avere gli stessi
diritti degli altri cittadini italiani.
Il contro-dossier delle ong raccoglie con dovizia
di particolari tutti i livelli di razzismo contro
i rom: gli assalti xenofobi, gli sgomberi che
lasciano intere famiglie senza casa e senza la
possibilità di raccogliere i propri averi,
i controlli aggressivi della polizia, la chiusura
forzosa dei campi nomadi illegali senza la possibilità
di una alternativa, le dichiarazioni razziste
e impunite di politici di chiara fama, non soltanto
dell'estrema destra. Il Consiglio d'Europa ha
già bacchettato l'Italia per non avere
compreso i rom tra le minoranza linguistiche spiegando
che le leggi regionali non sono sufficienti a
coprire la lacuna. Nel 2006 il governo Prodi ha
promesso di fare rientrare i rom nella legge del
1999 che riconosce e tutela le minoranze, ma questo
non è mai accaduto.
|