Osservazioni Editoriali, notizie e analisi su ciò che accade dentro e fuori le nostre città; una raccolta di tutte le più ampie sfaccettature della discriminazione. Una prima fase di indagine, il punto di inizio del processo di ricerca azione.

3° Rapporto ECRI sulla discriminazione rom e sinti in Italia

Intervento di Piero Colacicchi

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07 maggio 2007, di Piero Colacicchi, da http://sucardrom.blog.tiscali.it/?s=Piero+colacicchi

Tavola rotonda, organizzata dall?European Commission against Racism and Intolerance (ECRI) del Consiglio d?Europa

Ringrazio molto la Commissione Europea contro il Razzismo e l?Intolleranza per avermi invitato a partecipare a questa tavola rotonda. Il tema che mi è stato chiesto di trattare, di fare cioè una valutazione generale della situazione dei Rom e dei Sinti in Italia, è talmente complesso che nei pochi minuti concessimi riuscirò a mala pena a sfiorarlo.

Posso però dire subito che si tratta di una situazione sempre più preoccupante, in particolar modo perché non si vedono tentativi seri di risolverla né da parte del Governo né da parte della maggioranza degli amministratori locali, sui quali in verità ricade gran parte del peso sia organizzativo che economico, oltre che politico, della questione. Per fortuna ci sono alcuni sindaci coraggiosi che fanno di tutto per trovare soluzioni corrette, toccando i limiti delle loro disponibilità economiche ma sono ancora pochi.

Il problema fondamentale è che in Italia esistono profondi e fortissimi sentimenti anti-zigani, sia di carattere antico, storico, sia recenti, legati all?immagine negativa offerta da gente costretta a vivere in ?campi nomadi?. Quest?ultima serie di pregiudizi, oltre ad essere poco riconosciuta, non è mai stata attivamente contrastata né dai vari governi che, negli anni, si sono susseguiti, né da alcun istituto statale.

Mentre, per fare un esempio, una sentenza di primo grado emessa a Verona tre anni fa condannava un gruppo di esponenti della Lega Nord per istigazione all?odio razziale, per aver coperto i muri della città con volantini in cui si chiedeva l?allontanamento dei ?nomadi? dalla città, la susseguente, e recente, sentenza della Corte d?Appello diminuiva sia la pena da sei mesi a due, sia le somme dovute per i risarcimenti.

Il capogruppo della Lega Nord in Comune a Verona, ora candidato unico a sindaco per la coalizione di centro-destra, aveva dichiarato pubblicamente che: ?la città doveva essere inospitale con gli zingari perché dove arrivano loro ci sono furti?.

Molti dispositivi di sentenze, relative ad imputati Rom, partono dal presupposto che le tradizioni nomadi dell?imputato siano state determinanti nel predisporre al reato. La sentenza della Corte di Appello di Firenze N°664/1998, risultante in pene severe per sfruttamento di minori, si apre con queste parole: ?Il Comune di Firenze ha costruito un campo riservato a popolazioni zingaresche? per consentire a carovane nomadi un sistema di vita più coerente con quello praticato nei paesi occidentali e probabilmente assai poco gradito ad etnie e tribù use a sistemi di vita affatto diversi da quelli conosciuti e praticati nei nostri paesi, progrediti e civilizzati?.

Un grave incidente avvenuto dieci giorni fa vicino ad Ascoli Piceno ha visto un giovane, ubriaco, alla guida di un furgone, investire ed uccidere quattro ragazzi. Tutti i giornali hanno sottolineato che si trattava di un Rom.

Il forum Mentecritica, da noi visitato il giorno dopo l?incidente, aveva proposto una domanda: ?A che serve mettere nel titolo che si tratta di un rom se non ad aizzare il malanimo che c’è già verso questa gente?? Nel giro di poche ore il blog registrava 494 accessi. Nel 95% di questi si proponevano equazioni ?nomade = ladro?, ?nomade = violento?, ?nomade = sfruttatore?. I ?nomadi rubano, sporcano, non pagano le tasse?, ?sono bestie?, ?ricevono 20 euro al giorno dal governo per vivere senza lavorare?, ?devono esser mandati tutti via?.

A questo punto viene da chiedersi quale sia la vera origine dei sentimenti antizigani mostrati, per esempio, dai partecipanti al blog. Purtroppo la totale cecità del governo e delle pubbliche amministrazioni rispetto ai problemi contingenti, gli atteggiamenti anche pubblici di cui poi i media si fanno portavoce, gli allontanamenti forzati, rappresentano chiare indicazioni di comportamento e sono la risposta alla domanda appena fatta.

Basta guardarsi intorno, a Roma, in questi giorni, il cui territorio comunale è teatro di continui allontanamenti forzati di rom, ed in particolare di rom rumeni. Questo avviene dietro ordine specifico del Sindaco Veltroni e del prefetto Serra, spesso su richiesta di partiti di destra e di comitati anti-rom.

Gli allontanamenti, che vengono eseguiti dai vigili urbani, sono anche, sempre, appoggiati da drappelli di polizia e di carabinieri, cioè da forze dell'ordine dipendenti dallo stato. N. A.. Rom, ex sottoufficiale dell?esercito serbo, ha dichiarato: ?Non siamo più nomadi da decenni, ma ora, con gli sgomberi, è lo stato che ci costringe a diventarlo. Tutto il faticoso lavoro sul piano dell?integrazione scolastica e lavorativa viene distrutto a colpi di ruspa e di espulsioni. Come potrebbero essere viste di buon occhio persone deportate con la scusa di risanare la periferia romana dalla delinquenza?? Oggi la maggior parte degli sgomberi forzati, in Italia, riguarda rom rumeni.

Il Ministero degli Interni di questo governo, toccato dalla pioggia di critiche e condanne caduta addosso all?Italia da parte delle varie Commissioni ONU ed europee, aveva presentato, recentemente, una bozza di proposta di legge nazionale, per fortuna già ritirata, in cui si prevedeva ancora una volta la costruzione di aree di sosta e di transito.

Come condizione per abitarci i nomadi avrebbero dovuto firmare dichiarazioni di ?disponibilità di reddito proveniente da fonte lecita?. Prevedeva l?allontanamento dall?area di sosta di tutta la famiglia di chi venisse sorpreso in flagranza di reato per fatti relativi a violenza, abuso o sfruttamento di minori. Niente di definitivo veniva detto, invece, circa il reinserimento di queste popolazioni nella legge sulle minoranze linguistiche da cui, come si ricorda, rom e sinti furono esclusi circa otto anni fa.

La regione Veneto ha pure presentato, il 22 febbraio scorso, un progetto di legge regionale, la numero 222/2007. Anche questa è basata sul principio che tutti i rom ed i sinti sono nomadi che non sono interessati a mandare i figli a scuola ma a sfruttarli mandandoli a mendicare e che quindi la legge deve prevenire organizzando le cose in modo che tutto ciò non avvenga.

Il titolo della legge è già di per sé indicativo: ?Regolamentazione e disciplina degli interventi sulla presenza delle popolazioni nomadi nel territorio veneto?. Nella relazione introduttiva si legge che: ?la stima della consistenza numerica [?] della popolazione rom, sinti, kalè e romanichals [?] è particolarmente difficile da farsi sia per il nomadismo che li contraddistingue, sia per la volontà degli stessi zingari di sfuggire ai controlli burocratici per cui spesso non denunciano neppure la nascita dei figli?. Si tratta di popolazioni, si dice, ?restie a qualsiasi tipo di controllo e di integrazione?.

A Milano, per poter restare in un ?campo?, dei rom rumeni si sono visti costretti a firmare un ?patto di socialità e legalità? in base al quale, tra le altre cose, si impegnavano ?a mantenere un comportamento rispettoso delle leggi; a non ospitare parenti o estranei; a denunciare comportamenti scorretti di altri rom?.

Il risultato pratico di questi atteggiamenti, così generalizzati, così lontani dalla realtà, è stato e non può essere che l?esistenza diffusa dei ?campi per nomadi?, (irregolari o ufficiali: in pratica tra questi due tipi di campi non c?è mai stata molta differenza), ghetti-favelas separati dalle città e sparsi per tutta l?Italia già dalla fine degli anni Ottanta, come è già stato denunciato nel rapporto ECRI 2002.

Alcuni ?campi? sono stati costruiti in zone estremamente insalubri. Ne è un esempio il campo per Rom macedoni di Bolzano costruito, per ammissione dello stesso Comune di Bolzano, su una discarica non bonificata contenente materiale tossico ma i Rom non possono accedere alle case popolari perché il ?campo? non viene considerato, ai fini del punteggio, come soluzione abitativa di emergenza. Negli ultimi anni, in questo campo, vi sono stati vari casi di bambini nati con malformazioni congenite.

Nei ?campi nomadi? italiani, oltre a malattie e infestazioni di talpe, avvengono spesso incidenti mortali. Quest?inverno due coppie di giovani sposi ed un bambino sono bruciati vivi. I servizi sociali di varie città, di fronte a tanti rischi, hanno negli anni tolto figli a madri rom e sinte per darli in adozione a famiglie italiane non rom: secondo una ricerca in corso questi casi sarebbero oltre duecento.

Il ?campo nomadi? ottiene il risultato di far apparire, a chi ne sia estraneo, tutti coloro che sono costretti a viverci come un unico, amorfo e sgradevole gruppo umano (o quasi umano?): quello dei ?nomadi?, senza distinzioni di status giuridico, di nazionalità, di provenienza, di religione, di ceto: il primo, grande, vero pericolo sociale da tenere sempre sotto controllo e da allontanare appena possibile.

Contro i ?campi nomadi? si è recentemente espresso il comitato ?Rom Sinti Insieme? costituitosi ufficialmente a Mantova il 14 aprile scorso. Del Comitato fanno parte oltre sessanta rappresentanti da circa dieci città italiane.

Il risultato immediato di quest?atteggiamento è dato dal muro di ostilità che devono affrontare i Rom ed i Sinti che, quando cercano lavoro, sono costretti a dare come proprio indirizzo il ?campo nomadi?. È dato dalla vergogna che provano i ragazzi Rom e Sinti che, anche se inseriti nelle scuole, raramente possono socializzare o scambiare inviti con ragazzi italiani in quanto nessun genitore italiano permetterebbe ai suoi figli di andare a giocare o a studiare in un campo nomadi (e questa è un?importante causa di drop out tra i giovani Rom).

Molti Rom e Sinti italiani riescono a svolgere ottimi ruoli, attivi, nella società italiana, svolgendo mansioni professionali di ogni livello ma tutto ciò è condizionato dal tacito obbligo di NEGARE la propria identità Romanì. Negli ultimi mesi, nella città di Pescara, varie persone Rom, cittadini italiani, hanno avviato la richiesta del cambio del cognome per sfuggire alla discriminazione etnica e non essere individuate. Anche per loro, che da secoli vivono in case, e per i Sinti, tradizionalmente giostrai, l?immagine negativa prodotta dalla presenza dei ?campi nomadi? ha prodotto effetti drammatici.

A Villanova Marchesina (RO), dove una famiglia allargata di rom kossovari, sfuggiti da un campo di Napoli ha comprato case ed inserito i propri figli a scuola, i genitori dei ragazzi italiani già iscritti hanno ritirato i loro ragazzi e li mandano a scuola in un paese vicino.

In mezzo a questo tragico clima emergono, qua e là, segnali positivi. È il caso della legge regionale Toscana 2002 e della proposta di legge presentata recentemente dalla Regione Campania, studiate proprio con lo scopo di permettere a Rom e Sinti di uscire, qualora lo desiderino, dai campi nomadi e di scegliere altri stili di abitazione più consoni ai loro desideri. È il caso di Firenze dove già nel 1998 il Comune costruì un villaggio di sei case per una famiglia allargata di rom macedoni. A Firenze circa settanta nuclei familiari provenienti dal Kosovo e dalla Macedonia vivono in case popolari. Anche a Bologna, a Padova ed in altre città vi sono molti Rom immigrati che vivono in case, sia comunali che acquistate.

Recentemente è stato, finalmente, approvato un ddl sull?immigrazione ma è ancora difficile dire quale sarà il suo impatto sui Rom che scelgano di immigrare da fuori della Comunità Europea. Vi è però un certo numero di giovani Rom originari della ex Iugoslavia che vivono in Italia da molti anni in condizioni drammatiche: per questi è urgente uno strumento giuridico che ne regolarizzi la posizione.

Si tratta di molte centinaia, forse qualche migliaio di persone con i loro figli ed anche nipoti ? ma non è mai stata fatta una ricerca conoscitiva ? nate in Italia per lo più tra il 1980 ed il 1995 da genitori immigrati, che per varie ragioni, divenuti maggiorenni, non hanno mai ottenuto la cittadinanza italiana ma hanno perso quella del paese di origine.

Essi si trovano oggi senza documenti, ?sans papiers?, e quindi anche privi di assistenza sanitaria e nell?impossibilità di procurarsi qualsiasi mezzo legale di sussistenza. Nella maggior parte dei casi ciò è dovuto al fatto che, essendo sempre vissuti in ?campi nomadi?, essi non hanno mai ottenuto una residenza ufficiale e non hanno perciò potuto certificare una presenza continuativa in Italia come richiesto dalla legge.

Per concludere, possiamo dire che in realtà a tutt?oggi non vi è alcuna politica nazionale indirizzata al miglioramento dell’offerta quantitativa e qualitativa di alloggi idonei per i Rom o per i Sinti, né vi sono chiare politiche antidiscriminatorie o di avviamento al lavoro. I segnali che ci arrivano sia dal Nord Italia, sia dal Centro che dal Sud sono, in genere, molto preoccupanti e vedono un peggioramento della situazione.

Non vi sono dati statistici ufficiali. Il governo, nella sua assenza su questa tematica, non ha mai neanche indetto un monitoraggio e una valutazione seri dello stato delle cose. Alcune regioni, come la Toscana e l’Emilia Romagna, con iniziative prese autonomamente, hanno osservatori e raccolgono dati sulle presenze di Rom e Sinti sul territorio e sullo stato degli insediamenti. Se si vuole adottare una seria politica a livello nazionale, che risponda alla legislazione europea, il governo deve partire da una approfondita valutazione dello stato attuale delle cose. Ovviamente, bisogna offrire, prima, serie garanzie ai Rom e ai Sinti.

Cosa è necessario fare, dunque, secondo me? In questa breve esposizione posso soltanto suggerire alcuni punti critici. Sono, secondo me, urgenti

1) Una lotta effettiva alla discriminazione razziale di cui i rom ed i sinti sono vittime. E? fondamentale che il governo riconosca ufficialmente l?esistenza di questa discriminazione generalizzata e specifica, anche perché soltanto dopo averla riconosciuta gli sarà possibile intraprendere misure serie.

2) Il riconoscimento dei rom e dei sinti come minoranza linguistica e culturale.

3) Una seria politica di accesso alla casa.

4) La predisposizione di borse di studio e di lavoro e la lotta alla discriminazione in ambito scolastico.

5) La promozione attiva della partecipazione politica e sociale sia a livello centrale che periferico.

È infine necessaria una maggiore indipendenza dell’UNAR dalle istituzioni, poiché proprio queste sono responsabili di molte delle violazioni o negligenze relative alla legge anti-discriminazione europea. Inoltre l’UNAR dev’essere dotato della capacità di advocacy, nel pieno senso della parola, cioè deve avere poteri investigativi, deve poter presentare esposti e avere così parte attiva in processi anti-discriminazione sia civili che penali.

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