|
Cittadinanze
Imperfette. Rapporto sulla discriminazione
razziale di rom e sinti in Italia, a cura di Nando
Sigona e Lorenzo Monasta, Spartaco,
2006

"Per
risolvere un problema complesso come quello dell'integrazione
dei rom tutti i livelli istituzionali devono cooperare,
e sottolineo la necessità che vi siano
le risorse necessarie"[Paolo Ferrero, ministro].
|
Lavavetri,
stato di diritto e altri fastidi
di
Alessandro Simoni*
La
recente richiesta di archiviazione delle denunce
presentate sulla base della notissima ordinanza
fiorentina contro i “lavavetri” sposta
sul piano del diritto un dibattito che sino ad
oggi è stato dominato dalla politica. Inutile
disquisire se il procuratore di Firenze sia tecnicamente
nel giusto nella sua richiesta di archiviazione,
tanto più che la politica muscolare prospettata
dal sindaco Domenici preannuncia una ricerca con
il lanternino del comma utile a fungere da deterrente
verso la temuta rioccupazione degli incroci. Tanto
vale quindi attendere il prossimo atto. E’
invece utile fornire ai cittadini qualche dato
di contesto sino ad oggi trascurato.
Per chi non ami nascondersi dietro un dito, è
evidente che l’attività dei lavavetri
è nella quasi totalità dei casi
una forma malamente dissimulata di mendicità.
Ne condivide la funzione economica, e pone gli
stessi, oggettivi, problemi di potenziale sfruttamento
e difficile inserimento nel tessuto urbano. Piaccia
o no, la mendicità degli adulti è
nel nostro ordinamento perfettamente lecita. La
sanzione della mendicità “semplice”
è stata dichiarata incostituzionale nel
1995. Cosa ancora più imbarazzante, e da
nessuno sinora ricordata, è che il reato
di mendicità “invasiva”, che
la sentenza della corte costituzionale aveva lasciato
in piedi, venne cancellato dal legislatore nel
1999, senza introdurre alcuna sanzione amministrativa.
Scelta incauta del governo dell’epoca ?
Forse, ma comprensibilmente ciò non muta
la realtà del diritto. Il lavavetri e il
mendicante possono commettere reati comuni (molestie,
minacce, e così via) ? Certo. Ed è
anche possibile che gli strumenti a disposizione
per la repressione di questi reati (che spesso
prevedono una querela della parte offesa) siano
deboli.. Esistevano, in paesi e epoche non remoti,
norme che punivano più gravemente i reati
commessi dai mendicanti. Pochi, credo, ne sosterrebbero
pubblicamente la reintroduzione.
Non occorre poi essere giuristi raffinati per
comprendere che il potere degli amministratori
locali di proibire atti altrimenti leciti con
ordinanze la cui violazione diventa indirettamente
un reato è un’arma potenzialmente
insidiosa per i diritti individuali, vista la
discrezionalità insita nelle valutazioni
sottostanti Anche qui, va mantenuto un minimo
di rigore. Le richieste ai semafori possono essere,
come altre disavventure del quotidiano, fastidiose.
Anche i lavavetri (come avvocati, professori,
assessori, e così via) possono essere maleducati
ed arroganti. E’ anche però onesto
chiedersi su quale base si valuti l’effettiva
dimensione dei fenomeni di comportamento realmente
aggressivo, al di là della generica intolleranza
diffusa nella popolazione. “Leggende metropolitane”
e altri fantasmi sono moneta corrente in queste
vicende, e sarebbe interessante sentire come i
“lavavetri” percepiscono noi automobilisti.
L’occasionale lavaggio non richiesto può
essere – anche per chi scrive – fonte
di irritazione. Ma siamo sicuri che l’interesse
alla totale tranquillità del cittadino
in quella peculiare e sacra appendice che è
ormai l’automobile sia un’adeguata
motivazione per la messa in moto di strumenti
sanzionatori così solleciti e severi ?
A questo interrogativo aggiungeremo un dubbio
anche più sgradevole. Rispettare lo “stato
di diritto” nella quotidianità politica
e amministrativa impone certamente di non espandere
a discrezione l’area di quanto è
suscettibile di sanzione penale. Ma presuppone
anche che la messa in moto di qualsiasi macchina
sanzionatoria sia scevra da sospetti di parzialità
e doppi standard. La “stretta” sui
lavavetri arriva invece quando quest’attività
è a Firenze in grande prevalenza svolta
da rom, verso i quali esiste un radicatissimo
pregiudizio In un paese dove, nonostante le costanti
smentite giudiziarie, continua a sopravvivere
il mito dei “rom che rubano i bambini”,
ogni sospetto è lecito. Anche quello che
l’ordinanza sia solo l’ennesimo caso
in cui tutta la potenza di un diritto lasciato
ordinariamente “dormiente” viene risvegliato
solo per allontanare un gruppo comunque sgradito.
Chi volesse curiosare tra fascicoli dei vari procedimenti
penali che portarono alla dichiarazione di incostituzionalità
del reato di mendicità scoprirebbe che
in tutti i casi, nessuno escluso, quella norma
penale altrimenti notoriamente disapplicata era
stata azionata contro rom. E così via,
in un infinita serie di vicende simili, italiane
e non. Per la sua campagna di legalità
il comune di Firenze potrebbe in fondo trovare
tra i rom qualche valido consulente, visto che
di “tolleranza zero”, a loro spese,
hanno esperienza da qualche secolo.
*Alessandro Simoni è avvocato e professore
di sistemi giuridici comparati presso l’Università
di Firenze
|