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Sottoscrizione
per le spese di difesa dei genitori delle bambine
rom morte a Livorno
Rassegna
stampa sulla vicenda di Livorno dal
sito
di Africa Insieme
Cittadinanze
Imperfette. Rapporto sulla discriminazione
razziale di rom e sinti in Italia, a cura di Nando
Sigona e Lorenzo Monasta, Spartaco,
2006

"Per
risolvere un problema complesso come quello dell'integrazione
dei rom tutti i livelli istituzionali devono cooperare,
e sottolineo la necessità che vi siano
le risorse necessarie"[Paolo Ferrero, ministro].
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'Livorno, i rom e il diritto
all'abitare' di osservAzione
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il comunicato
stampa di 'Rom e Sinti Insieme'
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l'articolo apparso il 14 agosto 2007 sull'International
Herald Tribune con intervista a Piero Colacicchi
(osservAzione)
L'intervento
di Alberto Burgio su Il Manifesto 17 agosto 2007
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TRAGEDIA
ROM DI LIVORNO: UN PO' DI CHIAREZZA
Quattro persone in cella perché non
hanno residenza per gli "arresti domiciliari"
di
Paola Bolelli e Sergio Bontempelli (Africa Insieme,
Pisa)
Il rogo di Livorno, dove hanno trovato la morte
quattro bambini di una comunità Rom rumena,
rischia di essere ricordato solo come un episodio
dai contorni poco chiari. Pesa, nell'opinione
pubblica, il sospetto di un comportamento superficiale
dei genitori, l'idea che forse quei bambini sarebbero
ancora vivi se gli adulti si fossero prodigati
nelle operazioni di salvataggio.
Conosciamo bene le famiglie Rom coinvolte nell'incendio,
e abbiamo seguito l'intera vicenda sin dal primo
giorno: per questo, crediamo di poter dare il
nostro contributo affinché i nostri lettori
possano avere ulteriori chiarimenti.
Tra interrogatori, indagini, difficoltà
di traduzione, pregiudizi, pettegolezzi e dubbi
ci sono alcune verità che stentano ad emergere.
Una di queste verità è che ci sono
quattro persone costrette a stare in una cella
non in quanto criminali ma perché, non
avendo una casa, non possono chiedere gli arresti
domiciliari. Vogliamo sperare che, grazie anche
all'intervento del Comune di Livorno, si trovi
nei prossimi giorni un luogo di accoglienza idoneo
per farle uscire, in attesa del processo. Queste
persone, vogliamo ricordarlo, hanno perso in una
notte tutto ciò che avevano: la loro abitazione
pur così precaria, i documenti, i vestiti,
i soldi, tutti i loro effetti personali. E, soprattutto,
hanno perso i loro figli, dei quali - come ci
hanno ricordato più volte - non rimane
neppure una foto. Non riteniamo buonismo sottolineare
il dolore veramente immenso di chi ha perso in
una notte una vita intera.
Altro dato di fatto, avvalorato dal GIP, è
che i genitori stavano dormendo con i bambini,
hanno sentito delle urla e delle minacce, sono
usciti dalle baracche per proteggere i figli da
quella che loro hanno percepito come aggressione,
e le baracche hanno preso fuoco. Ovviamente, la
Magistratura deve proseguire le indagini ma, allo
stato attuale, non ci sono elementi per gridare
all'abbandono di minore: infatti tale accusa è
un capo di imputazione e non una condanna. Quello
che preoccupa è la saldatura tra questo
capo di imputazione e le dicerie sugli zingari
che rubano i bambini o li abbandonano al semaforo.
È necessario anche fare chiarezza sull'ipotesi
dell'attentato di matrice razzista o xenofoba.
Si tratta, ovviamente, di un'ipotesi sconvolgente:
se venisse confermata si tratterebbe di uno dei
più gravi attacchi razzisti degli ultimi
anni, ed è perciò comprensibile
che, prima di raggiungere una simile conclusione,
la magistratura vagli ogni indizio, ogni testimonianza.
E tuttavia, molti elementi spingono a ritenere
più che attendibile l'idea di un attentato.
Le fiamme si sono sviluppate all'improvviso, con
una violenza che sembra escludere l'ipotesi di
un incidente. Una candela accesa, un mozzicone
di sigaretta, un piccolo fuoco spento con disattenzione
possono, certo, incendiare delle baracche di legno:
ma le fiamme si propagano in tempi relativamente
lenti, non provocano un rogo violento ed improvviso.
Perché si produca un "muro di fuoco"
così alto da lambire la strada sopra il
cavalcavia, è necessario invece l'innesco
di materiale infiammabile: e l'ipotesi di una
bombola del gas rimasta aperta è stata
ampiamente smentita, perché nessuna traccia
è stata trovata sul posto. Non a caso,
il Giudice per le indagini preliminari ha accreditato
l'idea di un'aggressione di matrice razzista,
e ha chiesto agli inquirenti di proseguire le
indagini in questa direzione.
C'è infine un ultimo elemento che vorremmo
evidenziare. Le famiglie coinvolte nell'incendio
erano state, nei mesi scorsi, ripetutamente sgomberate
da diverse città della Toscana. È,
adesso, ancora più evidente che l'emarginazione
sociale, il passare di sgombero in sgombero, non
sono delle soluzioni.
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