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Cittadinanze
Imperfette. Rapporto sulla discriminazione
razziale di rom e sinti in Italia, a cura di Nando
Sigona e Lorenzo Monasta, Spartaco,
2006

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LA
MEMORIA PER IL PRESENTE
Qualche
motivo per non dimenticare la persecuzione di
rom e sinti
Di
Nando Sigona, osservAzione [www.osservazione.org]
Ricordare
la persecuzione di rom e sinti durante il nazi-fascismo
è importante. E quest’anno lo è
forse ancora più del passato. Negli ultimi
mesi abbiamo assistito a quella che il presidente
dell’Assemblea Parlamentare del Consiglio
Europeo ha definito ‘una caccia alle streghe’.
E le streghe erano ancora una volta i rom, meglio
se di origine romena.
Il clima delle settimane che hanno preceduto le
festività natalizie è stato scosso
da forti ondate emotive, sollevate con dovizia
retorica da politici in cerca di attenzione mediatica
e intenti a posizionarsi nel grande centro della
politica italiana dove ormai comandano termini
come ‘tolleranza zero’, ‘sicurezza’
e ‘controllo del territorio’.
Ma forse è il caso di ricordare, in questo
paese dalla memoria cortissima, che questa è
solo l’ultima caccia (di una lunga serie)
ai rom, siano essi lavavetri, presunti rapitori
di bambini, schiavisti, criminali per natura o
‘bestie’, come un prefetto della repubblica
li ha definiti, e che non è iniziata a
novembre, ma va avanti ormai da tempo. Una data
simbolica potrebbe essere il lancio della ‘battaglia
per la legalità’ del sindaco Cofferati
a Bologna nell’ormai lontano 2005. Ben prima
quindi della tragica aggressione che ha portato
alla morte della signora Reggiani a Tor di Quinto
(Roma).
Da notare anche che i protagonisti di queste campagne
che si autodefiniscono securitarie sono stati
spesso i sindaci di centro-sinistra, che hanno
trovato una volenterosa spalla nei colleghi di
destra. Il nuovo condottiero del partito democratico
che si vanta per le 6000 persone lasciate senza
una casa e il sindaco manager di Milano, il crociato
fiorentino che cita Marx a sproposito nella sua
battaglia epica contro i lavavetri e il leghista
condannato per razzismo ma poi eletto con una
valanga di voti perchè ha avuto il coraggio
di dire ‘fuori gli zingari dalla città’,
l’ex-operaio torinese che dice di sapere
cosa significa emigrare ed essere poveri e l’ex-segretario
confederale del più grande sindacato italiano,
hanno tutti parlato la stessa lingua.
Pochi e timidi i tentativi di distinguo. Rosa
Russo Iervolino a fine ottobre aveva manifestato
pubblicamente il suo dissenso nei confronti dei
cosiddetti ‘sindaci sceriffi’. Il
presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano,
aveva invece invitato i politici a non identificare
i rom e i romeni con il male e a non avere paura.
La politica, invece, ha spettacolarizzato il dolore
composto e dignitoso della famiglia della signora
Reggiani e ha lasciato che la brutalità
della violenza sollevasse gli animi, ha usato
le risorse dello stato per mettere in scena lo
spettacolo della vendetta e ha utilizzato il decreto
n.181/2007 come simbolo e come pretesto. I sindaci
di cui sopra hanno colto la palla al balzo e hanno
mandato i vigili e i bulldozer a distruggere le
baracche di qualche centinaia di persone, i prefetti
hanno mandato i poliziotti a fare controlli a
tappeto negli accampamenti di fortuna, controlli
che sono serviti a creare paura tra chi li ha
subiti (e molti sono scappati), a raccogliere
un bel po’ di impronte digitali –
che poi non hanno prodotto che una manciata di
provvedimenti di espulsione, il che significa
fino a prova contraria che poi di pericoli pubblici
non ce ne erano poi tanti! – e ha chiamato
a raccolta i giornalisti per raccontare con immagini
ben costruite la pronta risposta delle istituzioni.
Intanto sui muri di una scuola è apparsa
una scritta che recita: ‘decapitiamo gli
studenti romeni’; fuori al carcere di Regina
Coeli c’era chi chiedeva la pena di morte
per Mailat; l’ex-vicepresidente del consiglio
dei ministri chiedeva la deportazione di 200.000
romeni, il leader di Forza Nuova scriveva sul
sito del suo gruppo che era giunto il momento
di farsi giustizia da soli e qualcuno lanciava
bombe molotov contro i campi rom in varie città
d’Italia.
Bene, questi sembrano tutti buoni motivi per ricordare
che una volta, non tanto tempo fa, i rom e sinti
sono stati sterminati; si parla di mezzo milione
di persone. E non sono stati solo i nazisti a
farlo. C’erano campi di concentramento anche
in Italia. Campi costruiti e gestiti dagli italiani-brava-gente.
Meglio non dimenticarlo.
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