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Cittadinanze
Imperfette. Rapporto sulla discriminazione
razziale di rom e sinti in Italia, a cura di Nando
Sigona e Lorenzo Monasta, Spartaco,
2006

"Per
risolvere un problema complesso come quello dell'integrazione
dei rom tutti i livelli istituzionali devono cooperare,
e sottolineo la necessità che vi siano
le risorse necessarie"[Paolo Ferrero, ministro].
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IL
CAMPO CHE UCCIDE
di
Fulvio Vassallo Paleologo*
Il
campo rom della Favorita di Palermo ha ucciso
ancora. La condizione di abbandono nella quale
sono lasciati da oltre dieci anni i rom kosovari,
serbi e montenegrini presenti nel campo ubicato
vicino allo stadio, all’interno di una zona
destinata a riserva naturale, ha ucciso ancora.
Dopo tre giorni di agonia in ospedale, senza che
i medici fossero riusciti a capire la ragione
delle continue emorragie e poi dello stato di
coma, Vera, una donna rom originaria del Montenegro,
se ne andata in una sera di pioggia, mentre al
campo, tra le pozzanghere ed i ratti, centinaia
di uomini, donne e bambini che avevano atteso
invano le notizie di un suo miglioramento, accendevano
un grande fuoco attorno al quale celebrare, tra
la disperazione dei parenti, la veglia funebre.
La morte di Vera, ancora più ingiusta perché
apparentemente inspiegabile, ma è stata
decisa l’autopsia, è soltanto l’ultima
di una serie di decessi dovuti a fattori ambientali
verificatisi all’interno del cd. campo nomadi,
nomadi che sono nati e cresciuti a Palermo, che
non possono più fare rientro nei paesi
di origine, che sono tenuti in uno stato di perenne
esclusione da leggi sull’immigrazione tanto
ingiuste quanto inapplicabili ai rom, e da prassi
amministrative arbitrarie e sempre più
lente.
Neppure il fatto che l’Italia sia stata
denunciata dagli organismi europei per le condizioni
di alloggio nelle quali costringe i rom ha spinto
le amministrazioni locali ad assumere provvedimenti
concreti e responsabili. Ci si è limitati
a chiedere l’intervento delle forze dell’ordine
per interventi esclusivamente repressivi, dimenticando
che la condizione di irregolarità di molti
rom è frutto del legame perverso che la
legge Bossi-Fini ha instaurato tra il contratto
di lavoro ed il permesso di soggiorno, oltre che
della negazione sostanziale del diritto al soggiorno
per asilo, per protezione umanitaria, per motivi
di salute o nel superiore interesse dei minori.
Anche quando i Rom hanno diritto ad un permesso
di soggiorno le loro pratiche sono completate
per ultime, e l’obbligo di rinnovi a brevissima
scadenza accresce il numero di persone che perdono
il diritto al rinnovo del titolo di soggiorno.
Segregati nei “campi nomadi” delle
grandi città italiane, e non solo, i Rom
Europei vivono situazioni spesso inumane senza
acqua, luce e servizi igienici, costretti a mendicare
per le strade il sostentamento giornaliero. Adesso
con le misure annunciate dal Ministro Amato si
potranno attendere altre deportazioni di massa,
non solo oltre i confini delle città, ma
anche nei paesi di provenienza, come nel caso
dei Rom espulsi da Rutelli a Roma nel 2000, e
poi risarciti dal governo Berlusconi dopo l’intervento
della Corte europea dei diritti dell’uomo.
In questo quadro le condizioni igieniche nel quale
il campo rom di Palermo è tenuto da anni,
per il divieto di qualsiasi intervento strutturale
da parte degli enti locali, e della Prefettura
, con un ruolo piratesco del Consiglio territoriale
per l’immigrazione, stanno continuando a
produrre morte e malattie. Prima di Vera, non
si contano i decessi per tumori e malattie gastrointestinali.
Malgrado l’impegno di poche associazioni
che hanno ottenuto il risultato della scolarizzazione
della maggior parte dei minori, che non vanno
più a chiedere l’elemosina per strada,
le istituzioni locali si limitano a minacciare
periodicamente il trasferimento del campo, di
fatto una deportazione forzata, senza proporre
però soluzioni concrete e condivise, da
parte della popolazione locale e degli stessi
rom.
Adesso alla vigilia dell’ennesimo patto
per la sicurezza, che tra breve porterà
anche a Palermo l’ondata repressiva contro
i più deboli, già sperimentata in
altre città italiane, Vera se ne andata,
e qualche giornalista riuscirà persino
a dire che, alla fine, sono i Rom che se la cercano,
che hanno scelto queste condizioni di vita e che
non si danno abbastanza da fare per migliorare
la loro condizione. Conosciamo già le squallide
performance delle cronache locali dei giornali
quando si tratta di questioni che riguardano i
rom. Al punto che persino le dichiarazioni di
chi si batte in loro favore vengono sistematicamente
travisate o censurate, per non turbare troppo
l’opinione pubblica.
Per
questa volta resteremo in silenzio, accanto alla
famiglia di Vera, al fratello, alla piccola nipotina
che la vedeva come la mamma che aveva perduto
appena nata, alla nonna di ottantacinque anni,
una delle poche donne rom che sono arrivate a
questa età a Palermo, che adesso vuole
soltanto seguire sua figlia nella morte. Resteremo
a fianco a loro perché sappiamo che non
appena passato qualche giorno di sospettosa attenzione,
a Palermo tutto tornerà come e peggio di
prima, con le minacce di sgombero, con le incursioni
della polizia e dei carabinieri, che avevano perquisito
inutilmente la povera baracca di Vera pochi giorni
prima della sua morte, in cerca di chissà
che cosa, con la incapacità delle istituzioni
nel trovare una soluzione dignitosa per la nuova
ubicazione del campo, con le piccole clientele
alimentate ad arte per gestire il malcontento
e la disillusione dei rom.
In attesa forse di qualche miracolosa “pulizia
etnica”, denominata patto per la sicurezza,
per l’allontanamento dei rom fuori dai confini
cittadini e per la espulsione di tutti coloro
che sono privi di permesso di soggiorno, anche
se questo significherà la separazione dei
figli dai padri e dalle madri che tra loro non
sono uniti da matrimoni validi per lo stato italiano.
Espulsioni a valanga, esattamente come voluto
dal ministro dell’interno Amato e dai suoi
prefetti di polizia per tranquillizzare la vacillante
coscienza dell’opinione pubblica italiana.
L’Italia continua a negare ai Rom e Sinti
l’applicazione della “Carta Europea
sulle Minoranze Etnico Linguistiche” che
tutela le lingue minoritarie e nega la Convenzione
Quadro per le Minoranze Nazionali. I frequenti
interventi espulsivi praticati dai sindaci e dai
prefetti negano ogni giorno che passa il diritto
alla residenza, il diritto alla sanità,
il diritto alla scuola, il diritto al lavoro.
Nessun intervento di integrazione e di sostegno
pubblico in favore dei campi rom, che oggi si
minaccia di “delocalizzare” oltre
i confini della cinta urbana. E per effetto delle
ultime disposizioni del governo molti minori rom
che erano in regime di accoglienza e di reinserimento
sociale saranno di nuovo rigettati nelle celle
dei carceri minorili.
La ricetta sembra proprio la stessa del precedente
governo, ancora un aumento delle misure repressive,
poteri speciali ai prefetti ed alla polizia, la
intensificazione della videosorveglianza, retate
nei campi nomadi, specie se”abusivi”,
e soprattutto la minaccia di “delocalizzazione”
dei campi rom e dei gruppi di immigrati più
densamente insediati nei territori urbani. Sullo
sfondo la riduzione delle risorse destinate agli
interventi sociali. Non importa se la logca del
campo uccide come continua a succedere a Palermo.
Quella che si annuncia nei prossimi giorni è
una vera e propria gara tra sindaci di ogni colore
e prefetti per cacciare dalle città i gruppi
di immigrati ritenuti più pericolosi per
la sicurezza dei cittadini. Intanto nessuna seria
misura per legalizzare l’ingresso ed il
soggiorno dei migranti in Italia, nessuna prospettiva
di una legge organica sul diritto di asilo, nessuna
risorsa trasferita dalle misure di accompagnamento
forzato agli strumenti di integrazione, nessun
serio progetto per il popolo rom residente da
anni in Italia, composto adesso, in parte, anche
da cittadini comunitari. Quella stessa opportunità
di difesa legale , fino alla Corte Europea dei
diritti dell’uomo, garantita allora ai rom
deportati nel 2000 in Bosnia va oggi assicurata
a tutti i Rom che nei prossimi giorni saranno
oggetto di operazione di delocalizzazione, di
fatto una vera e propria deportazione, una rappresaglia
da parte della polizia, in nome di quella parte
dell’opinione pubblica che reclama la applicazione
della legge del taglione.
Occorre una procedura di regolarizzazione a favore
dei Rom nati in Italia. Una legalizzazione che
vada nella direzione del diritto di cittadinanza
e che metta in regola, e dia quindi visibilità
e corpo sociale, ai Rom, anche di terza generazione,
nati e vissuti in Italia ma che non hanno accesso
ai servizi fondamentali perché considerati
clandestini e quindi senza nessun diritto di cittadinanza
attiva. Anzi espellibili in ogni momento in cui
vanno a rivendicare diritti umanitari. E sono
decine di migliaia .Una condizione di soggiorno
regolare è il più forte deterrente
verso la commissione di reati, e consente un ingresso
legale nel mondo del lavoro.
Occorre riprendere la mobilitazione antirazzista
e recuperare un rapporto diretto tra le associazioni
e le comunità immigrate. Si devono attivare
a livello regionale strutture di difesa legale
e di denuncia, pronte ad intervenire in tempo
reale, davanti ad iniziative di stampo puramente
repressivo che calpestino i diritti fondamentali
de migranti, così come sono riconosciuti
anche dalla nostra Costituzione e dalle Convenzioni
internazionali.
All’impegno nella difesa legale dovrà
aggiungersi un impegno più forte e coeso
delle associazioni antirazziste, ma anche dei
partiti e dei sindacati che in tante occasioni
hanno espresso posizioni favorevoli all’accoglienza
ed all’inclusione degli immigrati.
Di fronte all’offensiva mediatica e politica
che reclama sempre e soltanto sicurezza, si registrano
troppo silenzi e troppe interessate complicità.
Di fronte alla dilagante xenofobia occorre immaginarsi
e praticare un nuovo movimento antirazzista capace
di difendere i diritti dei migranti ed i diritti
delle fasce sociali più deboli.
Un percorso che va oltre le “Carte”
dei diritti, le leggi contro la discriminazione
razziale, i governi e forse anche oltre le forme
di aggregazione, di rappresentanza e di comunicazione
che noi stessi siamo riusciti a praticare finora.
*Università degli studi di Palermo
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