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Cittadinanze
Imperfette. Rapporto sulla discriminazione razziale
di rom e sinti in Italia, a cura di Nando
Sigona e Lorenzo Monasta, Spartaco,
2006

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Gli
agnelli uccisi legalmente
di
Giovanni Zoppoli, osservAzione
[pubblicato
su Alto Adige, 9 maggio 2007]
Condividiamo l’indignazione della Lav e
di quanti provano sdegno di fronte all’uccisione
di animali, soprattutto se cuccioli. Ad esempio
ogni anno, in occasione della Pasqua cattolica,
troviamo criminale che ovunque, non trenta e nemmeno
trentamila, ma un numero enormemente maggiore
di agnelli venga ‘sacrificato’. E
non per il rispetto di un antico rito biblico,
ma in omaggio alla nuova religione mondiale che
è il consumismo. Partire da un evento che
fa clamore, da uno stereotipo antropologico come
quello del «cattivo selvaggio che festeggia
eventi tribali», può essere un modo
per sollevare la più generale questione
animalista, e di questo potrebbe essere reso merito
alla Lav. Purtroppo noi non pensiamo che nessuno
dei bravi consumatori di agnelli sterminati ogni
anno a norma di legge, dopo aver letto gli articoli
dell’Alto Adige sui Rom di Firmiano, metterà
minimamente in crisi le proprie abitudini alimentari.
Piuttosto, ancora una volta, puntare l’indice
contro i rom, risulterà un modo per definire
meglio la propria identità per differenziazione:
«I selvaggi sono cattivi perché sterminano
gli agnelli illegalmente, noi stanziali siamo
buoni perché invece gli agnelli li sterminiamo
legalmente». Molti potrebbero essere gli
studi di antropologia e di filosofia politica
chiamati a far chiarezza, anche sulla questione
dell’igiene e dei principi da rispettare
per la macellazione. Non è certamente questa
la sede per assolvere a questa possibilità,
potendo solo fare cenno a quella quantità
di norme e precetti igienici della religione indiana
prima, ebraica e musulmana poi, che prescrivono
con minuzia precauzioni e misure molteplici per
tutelare la salute di uomini e animali. Norme
e precetti su cui è sicuramente legittimo
e utile aprire una discussione. Ma forse ancora
più utile, e prioritario, è mettere
in discussione le norme che per un numero infinitamente
maggiore di casi, consente gli allevamenti intensivi,
i lager dove galline, mucche e ogni altro animale
vengono tenuti senza luce, in poco spazio, in
condizioni ignobili e imbottiti di atrocità
chimiche e sintetiche. Quali sono gli effetti
sulla salute umana di simili modalità di
allevamento? Rispetto al salto di civiltà
che rappresenterebbe l’uccisione al macello,
invitiamo chiunque, dopo aver sentito i pianti
degli animali in attesa del proprio assassinio,
a pronunciarsi su quanto umane possano le moderne
tecniche di morte, anche se sofisticate e a norma
di legge. E’ di questi animali che il buon
consumatore occidentale si nutre quotidianamente,
ma lo fa legalmente e dunque la sua coscienza
è tranquilla. Norme e principi secolari
rispettati anche da quei rom che fasteggiano San
Giorgio (molti dei rom invece, anche di Castel
Firmiano, non usano assolutamente festeggiarlo)
non possono invece essere presi in considerazione.
Andrebbero troppo palesemente contro lo stereotipo
(del tutto inventato) del buon selvaggio che “passa
cuori insanguinati di mano in mano”.
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